giovedì 14 maggio 2009

Il dito di Allah.



Cani e padroni di cani, posso stringervi le mani 
molto forte in uno strumento di tortura e di morte?
Elio e le storie tese. Cani e padroni di cani.

Tutte queste sterili polemiche sul fatto che Boama non fa vedere altre foto di tortura mi ha fatto tornare alla mente una storiella che qualche tempo fa mi ero lasciato scappare senza malignarci sopra.

Vi ricordate il ciccione torturatore di Abu Ghraib? Quello con il cane? Sì che ve lo ricordate, e io non ho certo voglia di rimostrarvi le foto. Beh, forse lo saprete già, ma la storia di quel tizio ha avuto un prosieguo divertente.

Un paio di mesi fa Santos Cardona, questo il nome del nostro, ha avuto una brutta giornata. Fino a quel momento poteva dire di essersela cavata: l'esercito americano l'aveva trattato con i guanti, in fondo era stato il capro espiatorio che si era addossato le conseguenze degli ordini dei suoi superiori, e queste son cose di cui lo Zio Sam tiene conto. Infatti gli affibbiarono una semplice degradazione e una multa. Bullshit.

E' così che Santos era ripartito per l'Afghanistan, come avrebbe detto il Washington Post in seguito, per riguadagnare l'onore. E' notorio infatti che i sadici impuniti si pentono andando a far beneficenza sui teatri di battaglia. Questa volta Santos operava in modo un po' più libero: faceva il contractor, che è quella graziosa parola coniata dai media per definire i mercenari tanto amati dalla junta di Bush (una simpatica congerie di sudafricani post-apartheid, fanatici delle armi d'oltreoceano e neofascisti europei).

Ma veniamo al nostro fatidico giorno di marzo. Un autoblindo pieno di mercenari viaggiava gaio sulle strade dell'ameno altipiano centroasiatico quando Santos, vecchio volpone, decise di scendere con il suo inseparabile cane per andare in esplorazione. Beh, si potrebbe dire che ebbe un gran culo perché un momento dopo il blindato, con tutti i suoi amici dentro, andò a saltare proprio su una mina (invero piuttosto potente) piazzata poco prima dagli infingardi tali-tali-tali-taliban.

Ma qua interviene quella che il Manzoni avrebbe detto esser la Provvidenza. L'esplosione infatti spezzò il blindato in due tronconi e uno di essi descrisse una lenta e silenziosa parabola in aria andando a posarsi come il dito di Allah sul nostro Santos. E sul cane.

Ora, Wikipedia mi dice che un Hummer, mezzo di trasporto dell'esercito statunitense cui probabilmente possiamo equiparare il trasporto dei nostri mercenari, pesa 6400 libbre, ovvero 2903 chilogrammi. Se supponiamo che la mina dei tali-tali-tali-taliban abbia spezzato il mezzo esattamente a metà, il povero Santos (e con lui il cane) dev'essersi beccato qualcosa come quasi una tonnellata e mezzo di acciaio in testa.

That's all folks.


No, non è proprio tutto. Sto leggendo in questi giorni In difesa delle cause perse. Materiali per la rivoluzione globale della mia musa, Slavoj Žižek. Come al solito, ho trovato di che affilare la mia panoplia di pensieri bellicosi. Ecco un passo in cui si toccano alcuni punti portanti del recente dibattito sulla legittimità della tortura:

... Esiste tuttavia una risposta popolare e apparentemente convincente, che viene data a coloro che sono preoccupati della recente pratica statunitense di torturare i prigionieri sospettati di terrorismo: "Cos'è tutto questo chiasso su questa questione? Gli Stati Uniti ora non fanno che ammettere (semi)apertamente che non solo lo hanno sempre fatto, ma che anche tutti gli altri stati lo fanno e lo hanno sempre fatto. Perlomeno adesso c'è meno ipocrisia..." Bisognerebbe rispondere a questo argomento con una semplice domanda: "Se gli esponenti de governo degli Stati Uniti vogliono dire solo questo, per quale motivo, allora, ce lo stanno dicendo? Perché non continuano a farlo in silenzio, come hanno fatto sino ad ora?" Vale a dire, che ciò che è proprio del linguaggio umano è lo scarto irriducibile tra il contenuto enunciato e il suo atto di enunciazione: "Tu stai dicendo questa cosa. Ma perché me lo stai dicendo apertamente ora?" Immaginiamo una moglie e un marito che convivono con un accordo tacito, in base al quale possono portare avanti in modo discreto relazioni extraconiugali; se tutto d'un tratto il marito racconta alla moglie di una relazione in corso, lei avrà delle buone ragioni per avere paura: "Se è solo un'avventura, perché me lo stai raccontando? Deve essere qualcosa di più!" L'atto di dichiarare qualcosa non è mai neutro, esso incide sul contenuto enunciato.
La stessa cosa vale per la recente ammissione aperta della tortura: nel novembre del 2005, il vicepresidente Dick Cheney disse che sconfiggere il terrorismo significava che "abbiamo un lavoro da fare... una sorta di lato oscuro... e buona parte di esso richiede di essere fatto silenziosamente, senza discussioni". Non stava forse parlando come un novello Kurtz? Così, quando sentiamo persone come Dick Cheney fare le loro oscene asserzioni riguardo alla necessità della tortura, dovremmo chiedere loro: "Se volete soltanto torturare in segreto alcuni sospetti terroristi, perché ce lo state dicendo pubblicamente?" La questione qui è: cosa si nasconde dietro queste affermazioni e spinge a farle?
... In un certo senso, coloro che, senza difendere apertamente la tortura , la accettano come un argomento legittimo di dibattito, sono più pericolosi di coloro che la assumono esplicitamente. La morale non è mai solo una questione di coscienza individuale. Essa prospera solo quando è sorretta da ciò che Hegel chiamava lo "spirito oggettivo", l'insieme di regole non scritte che formano lo sfondo di ogni attività individuale, dicendoci cosa è accettabile e cosa non lo è. Per esempio, il segno del progresso nelle nostre società è che non è necessario argomentare contro lo stupro: è "dogmaticamente" chiaro a tutti che stuprare è sbagliato, e tutti noi senitamo che anche argomentare contro di esso sarebbe troppo. Nel caso in cui qualcuno difendesse la legittimità dello stupro, sarebbe un triste segno essere costretti ad argomentare contro di lui: egli dovrebbe semplicemente apparire ridicolo.
Ragion per cui, le più grandi vittime dell'ammissione pubblica della tortura siamo tutti noi, il pubblico che ne viene informato. Dobbiamo essere consapevoli che una parte preziosa della nostra identità collettiva è andata irrimediabilmente persa. Siamo nel mezzo di un processo di corruzione morale: coloro che detengono il potere stanno letteralmente cercando di spezzare una parte della nostra ossatura etica, di attenuare e dissolvere ciò che rappresenta probabilmente la più grande acquisizione della civiltà, la crescita della nostra sensibilità morale spontanea.

12 commenti:

yodosky ha detto...

Eh, avevo deciso di non intervenire per non passar per la solita rompiballe, ma un articolo di Repubblica oggi è caduto a puntino e mi ha fatto pensare a un segno del destino... per cui posto la mia teoria che propone una lettura alternativa a quella del simpatico filosofo in questione:

Fattore 1 (partendo dal buon Meyrowitz): c'è stato un progressivo arretrare della zona zona pubblica (palcoscenico) verso la sfera privata (retroscena), con l'avvento della tv. Con l'avvento della tv la vita privata dei personaggi noti è pubblica, non c'è più delimitazione.

Fattore 2: l'evolversi dei media ha fatto sì che sempre più persone
avessero accesso ai media stessi (leggi informazioni). Per leggere
un libro ti serve un codice (saper leggere, come minimo), la radio è
comunque un media che richiede partecipazione dall'ascoltatore, la tv invece è un media che ti dà tutti, è accessibile alla massa.


Ma: che cosa accade con internet?
(E qua entriamo nella mia teoria). Dunque: se la tv ha allargato la
platea di "destinatari", ma rimane sempre accessibile a pochi
"mittenti", internet ha fatto saltare anche questa ultima
delimitazione.

Quindi:

Fattore 1-2: non solo la vita privata delle persone pubbliche è
pubblica, ma anche la vita privata delle persone private (vedi
Facebook)

Fattore 2-2: non solo non c'è più un codice per il destinatario,ma
anche per il mittente. Se io ho un telefonino e un accesso alla
rete, posso comunicare, potenzialmente, con tante persone quante ne raggiunge la Bbc.

Risultato: le informazioni sono accessibili a chiunque e
trasmissibili da chiunque. Ergo, è quanto mai inutile tenerle
nascoste. E' inutile disinnescare una bomba quando ormai è già
scoppiata. La sola cosa che puoi fare è dire "Ocio, la bomba è lì".
Quello che appunto gli Usa stanno facendo con i metodi di
interrogatorio.

Zimisce ha detto...

è indubbiamente possibile che il movente conscio di un dick cheney nel fare certe affermazioni sia esattamente quello da te indicato, madame.

qualunque sia la ragione che muove il singolo o il gruppo ad affermare apertamente l'esistenza delle pratiche, il fatto che a quelle affermazioni consegua un dibattito sulla legittimità della tortura è comunque segno dell'erosione della 'sensibilità morale spontanea'.

per restare nell'esempio di zizek, è un po' come se si scoprisse tramite internet che un governo incita segretamente i suoi soldati allo stupro e questo governo, invece di negare, affermasse: "beh sapete com'è, in certi casi uno stupro ci sta". e invece di provocare la fine del governo, questa affermazione generasse un dibattito sulla legittimità o meno dello stupro.

yodosky ha detto...

Su queste ultime cose posso essere d'accordo, quello che non credo è che il buon Dick si sia detto "Aspetta, parliamo di tortura perchè così causeremo un dibattito sull'uso o meno della tortura e ciò ci giustificherà". Penso che questo sopravvaluti troppo il cervello dei militari. Se scoppia una bomba e accorrono Topolino, Sandokan, un generale intelligente e un generale imbecille, arriva solo quest'ultimo perchè gli altri sono personaggi di fantasia.
Quindi non contesto affatto l'erosione della sensibilità, bensì il fatto che quelle dichiarazioni sia state fatte all'uopo.

E comunque di tortura giustificata eccetera non è certo la prima volta che se ne parla, vedi i desaparecidos del Cile o via dicendo. Trattasi sempre di spersonalizzazione dell'avversario sotto l'aspetto del "nemico", quindi "non me" e perciò "oggetto".
(cosa che sta alla base della mia preferita delle storie di Enoch, "La crociata di Clive". Ehehehe).

Zimisce ha detto...

sicuramente hai ragione sui fini di cheney. provo a trarre un po' di sintesi da tutte 'ste tesi e antitesi.

credo che l'analisi del buon slavoj, uomo sicuramente conscio dell'intelligenza non eccelsa di dick "scambio il mio amico avvocato per un'anatra" cheney, debba applicarsi al di là dell'intenzione contingente con cui l'affermazione viene fatta. il fatto non è tanto che dick, personalmente, la faccia, quanto il fatto che sia giunto il momento di farla.

il soggetto dick la fa, ma probabilmente non si rende conto del PERCHE' può farla, essendo frutto lui stesso di quel momento storico.

la differenza rispetto alle dittature latinoamericane degli anni '70 non è che si torturi più o meno o si sappia più o meno, ma proprio che negli stati cosiddetti occidentali (europa più nordamerica) sia nato il dibattito in proposito.

per intenderci, un democristiano avrebbe difeso i regimi militari latinoamericani che facevano sparire la gente, ma nemmeno il più salazarista avrebbe detto "fanno bene a farla sparire" senza rischiare un suicidio politico. la difesa piuttosto era "non è vero che la fanno sparire".

il trucco di solito nelle democrazie occidentali è fare ma non dire, oppure alle volte dire alla "sì addestriamo contras torturatori per il nicaragua ma in QUEI paesi si fa così", sempre mantenendo la formalità di ciò che è concesso e ciò che non lo è. rispettare i canoni sociali.

gli americani hanno sempre torturato e massacrato e tutti l'hanno sempre saputo (i reporter rompicoglioni c'erano anche in vietnam), la novità della giunta bush è che alti esponenti del governo l'abbiano dichiarato con malcelata soddisfazione e, soprattutto, che le loro affermazioni siano state considerate come punto di partenza di un dibattito 'civile'.

una confusione tra pratica e canone che, probabilmente, non è del tutto slegata da quel fenomeno parallelo di confusione tra pubblico e privato da te efficacemente sintetizzato nel primo commento.

Anonimo ha detto...

ma esiste un metodo stabilito per applicare alla storia o alla politica questa sorta di psicoanalisi? (decisioni inconsapevoli, fare una cosa senza rendersi conto del motivo, moventi inconsci...)

perchè alla fine è un strumento potentissimo (e anche indispensabile ormai penso) ma si rischia anche di contrabbandare idee proprie sul piano storico passandole come movente inconscio o simili, no? (io lo faccio sempre!)

mz

yodosky ha detto...

Ehm, questo ultimo commento non mi è chiarissimo. Chiedo lumi.

yodosky ha detto...

Cito:
Per intenderci, un democristiano avrebbe difeso i regimi militari latinoamericani che facevano sparire la gente, ma nemmeno il più salazarista avrebbe detto "fanno bene a farla sparire" senza rischiare un suicidio politico.

Mi è venuto in mente il fatto che forse la differenza sta nel fatto che i terroristi (o presunti tali) torturati in Usa sono visti come una minaccia per tutti, e quindi è più facile giustificare l'uso della tortura? Mentre per i desaparecidos (dal punto di vista del regime "terroristi" in un certo senso) a noi non facevano nulla, e quindi era più facile difenderli?
Mumble mumble...

Zimisce ha detto...

@can sboldro. l'analisi lacaniana della politica fatta da zizek è un buon esempio. nel senso che magari si può non essere d'accordo con l'interpretazione, ma è sempre rigoroso e coerente e non ti fa mai sospettare che si tratti un escamotage per coprire carenze analitiche. anzi il contrario: ti offre un punto di vista sensato e quasi sempre innovativo sugli avvenimenti (almeno per me). per il resto non sono (ancora) ferrato abbastanza in psicanalisi, quindi restano suggestioni efficaci ma che per ora non riesco a far mie fino in fondo. strumenti che sento di maneggiare in modo goffo.

@yod. in effetti il desaparecido argentino era, agli occhi dell'elettore medio italiano, facilmente assimilabile al figlio liceale o universitario. quindi meno permeabile al concetto di 'altro' rispetto alle immagini degli agenti del kgb con il giubbotto di pelle o delle guardie rosse cinesi. un afghano, talebano o poveraccio qualunque che sia, è di certo meno digeribile per i gusti dell'italiano medio odierno, e quindi anche più torturabile.

paradossalmente poi, l'idea di un nemico che può colpirti ovunque è più pervasiva oggi che durante la guerra fredda e il rischio costante della guerra nucleare. e anche questo è un cambiamento non da poco, non privo di una sua agghiacciante comicità, a guardarlo a mente fredda.

Anonimo ha detto...

eeh lacan è uno dei (tanti) che mi ha sempre interessato ma che non ho ancora preso in mano...

poi c'è il can nel nome, punto in più

mz

yodosky ha detto...

@ mz: Dal che deduco che una delle tue canzoni preferite è Can-caminì can-caminì spazzacamin.

Zimisce ha detto...

madrededios.

Anonimo ha detto...

podessi andar avanti, ma go paura delle ritorsioni :)

mz- (oggi anonimo perchè sè registrada in blogger la morosa e non go voia de far el logout)