lunedì 11 maggio 2009

Povera mia I-dea.



L'eredità di Camillo Berneri insegna che l'anarchismo, come tutti i movimenti radicali, è soggetto a casi particolarmente acuti di cretinismo. Uno di quelli da lui criticato, giustamente, era il dogma dell'astensionismo (questo non significa che vado a votare alle prossime elezioni, ragazzi, col cazzo). Berneri criticò anche il tradizionale (tradizionalista) ateismo anarchico, preferendovi l'agnositicsmo. Il coraggio di muovere simili critiche dall'interno al movimento anarchico nella prima metà del Novecento dev'essere un'ispirazione, non è facile avere un pensiero autenticamente antidogmatico. Bene, ecco un esempio di cretinismo anarchico d'oggidì:

E' un peccato che in anni di attentati farsa di fantomatiche federazioni anarchiche informali e altrettanto dubbi anarcoinsurrezionalisti (classici e sempre benvenuti scherzi dei nostri amici servizi segreti italiani) l'autentico movimento anarchico debba salire agli onori della cronaca soltanto per una simile stronzata.

Ora, io non credo che l'invito fatto da Napolitano a Licia Rognini sia parte di un complotto di erosione della memoria, un tentativo di mettere definitivamente a tacere verità scomode. Insomma non credo che sia paragonabile al tentativo Pansa-Violante di parificare nella memoria partigiani e repubblichini. 

Credo invece che Napolitano l'abbia fatto in buona fede. Potrei sbagliarmi.

Ma anche se mi sbagliassi, credo che comunque bisogni rispettare la scelta di Licia Rognini, vedova Pinelli. Perché un anarchico che dimentica l'Umanità è soltanto un nichilista. Niente di diverso dal potere che tanto disprezza, e forse qualcosa di peggio.

E c'è dell'altro.

E' giusto continuare a chiedere giustizia per il sangue di Pinelli, è giusto lottare perché ciò che è avvenuto non venga dimenticato e strappare il sudario con cui hanno coperto la verità, quel sudario che lo stato chiama giustizia. 

E' invece semplicemente imbecille continuare a simpatizzare con gli atti di chi, negli anni '70, prese le armi. Simpatizzare: uso questo termine perché scritte come quella della foto non esprimono solamente una dogmatica e artificiale solidarietà con un'idea fittizia dell'Uomo che fu Pinelli, ma rimuovono colpevolmente la conclusione della vicenda di Calabresi.

E' imbecille simpatizzare (magari solo di nascosto) con chi prese le armi, perché quegli stronzi affossarono del tutto la Rivoluzione in Italia. E perché se anche, per assurdo, quegli stronzi avessero fatto la rivoluzione, sarebbe stata soltanto un bagno di sangue (quasi ogni rivoluzione lo è, ma alcune non sono soltanto questo). Chi prese le armi fu un banale assassino. 

I tempi della Battaglia, quelli di cui andar fieri, sono ben altri.


Pinelli fu assassinato. E dimenticato in quanto anarchico. Calabresi fu assassino? Non lo so. Assassinato di sicuro. Per cui cari compagni, da bravo anarchico celebro una delle nostre prerogative: mi dissocio, e vaffanculo.

6 commenti:

tic ha detto...

Grazie per aver ricordato Camillo Berneri.
La sua vicenda umana mi commuove sempre. Era una bella testa, tra l'altro.

Zimisce ha detto...

gran bella testa. maledetto vidali.

lapsuscalami ha detto...

La faccio hyper (visto che è la parola che mi tocca)semplicistica: chi muore giace e chi resta - dopo 37 anni si potrebbe pure - si da' pace.
Le due signore credo si siano date pace già da mo' altrimenti credo che, per reggere cotanto peso di cotante polemiche per cotanti anni, sarebbero andate fuori di cotenna più di qualche lustro fa.
Ma per la sterile polemica che non coglie che il tempo passa, questi sono evidentemente cavalli di battaglia, sempreverdi da tirare fuori che tanto vanno sempre di moda, il classico che non stanca, come un bel tubino nero che va bene per tutte le occasioni. E il paragone frivolo è del tutto voluto.

Panta rei, orca trota.
C'è un tempo per ogni cosa. Anche per le cose ancora sospese che non hanno avuto risposta. Accanirsi, a volte, provoca l'effetto contrario.
Altrimenti non credo che andremo mai da nessuna parte e sicuramente non andremo avanti.

Io invece una gran voglia di andare avanti ce l'avrei.

Infine, se proprio dovessi pensare a tempi di battaglia di cui andar fieri, credo avrebbero, almeno per quel che mi riguarda, questo tono: domani nella battaglia pensa a me, (...) e cada la tua spada senza filo.
Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori.

In confronto, quella foto non mi inquieta, mi intristisce.

Il quadro? FF e l'anarchico Bresci? Mi scuso per l'ignoranza.

Zimisce ha detto...

Riccardo III. mai visto quella versione cinematografica degli anni '90 ambientata in una sorta di inghilterra nazista? una cannonata.

quanto al quadro è proprio Gaetano Bresci che porta rispettoso omaggio a Sua Maestà Umberto I come apprezzamento per le pie opere del generale Bava Beccaris. Ah...

lapsuscalami ha detto...

Quello di Locrane, si, mi è piaciuto tanto quanto ho sempre detestato Lawrence Olivier.
E, in tema di rivisitazioni, c'è Titus.
Singolare, violento e decadente. Scelte forti nelle rappresentazione, mi è piaciuto assai. Vero è che fare un Tito Andronico senza violenza è un tantino difficile.
Beh, sono andata ben fuori tema, rispetto al tuo post iniziale.
Vado, torno alla sudate carte... oggi qua, è l'inverno del nostro scontento..

yodosky ha detto...

Solo per associarmi a Lapsuscalami: Titus era magnifico. Solo l'idea di metterci come sfondo il colosseo quadrato era geniale. Ha mandato in brodo di giuggiole le due malefiche sorelle O., che lo guardavano pasteggiando con i resti dei propri nemici, come le gorgoni.